“Il whisky è per bere, l’acqua è per farsi la guerra”

Venerdì mattina, parlando di pace nel mondo, è stato sfiorato anche l’argomento relativo a una certa “privatizzazione dell’acqua”, e ai conseguenti danni all’armonia di questa palla che gira su cui poggiamo i piedi tutti.

Ultimamente, chiunque avrà sentito almeno nominare il referendum sull’acqua pubblica, questo sconosciuto. Faccio i miei complimenti a coloro che già sono informati della cosa, perchè non è facile venirlo a sapere, visto che i giornali ne parlano troppo poco (dicono per par condicio) , e per quanto riguarda la televisione stiamo zitti noi che è meglio. A me il concetto è stato spiegato proprio venerdì scorso, perché non arrivavo a capire da sola cosa si intende per “acqua privata”. Allora, cercherò di riportare tutto nella maniera più oggettiva che mi riesca: significa che il 12 e il 13 di giugno, il popolo italiano sarà chiamato alle urne per decidere se fermare – crocettando il sì – l’intenzione del Governo di far cambiare il servizio idrico da pubblico a privato. Verrebbe cioè gestito non dallo Stato come bene comune, ma dalle imprese, che prenderebbero le decisioni per conto loro: per esempio, quanto farci pagare la bolletta, o se risparmiare sulla depurazione dell’acqua, per non parlare di altre lotte e altri affari che verrebbero fuori per accaparrarsi gli appalti.

Approfondire il tema referendum sarebbe molto utile, e perché no, potremmo provarci. Ma per rimanere sintonizzati sul discorso “pace nel mondo”, preferisco farvi leggere qualche dato e qualche notizia, in modo che capiate quale ruolo ha l’acqua nellaconvivenza tra Stati, o meglio quanto sia facile che si scatenino guerre (in sua mancanza come in abbondanza), e cosa ne comprenda la privatizzazione.

Gli esperti fanno previsioni rassicuranti, in fondo. Dicono che “le guerre del ventunesimo secolo scoppieranno a causa delle dispute sull’accesso all’acqua”, e che “nel 2020, su 8 miliardi di persone, 3 resteranno senz’acqua”. Ma per quanto ci farebbe piacere, non possiamo dargli torto, perché oltre agli scienziati, sono le ricerche a parlare: negli ultimi trent’anni, le risorse idriche pro capite si sono ridotte del 40%, causa aumento demografico e dell’inquinamento. Di soluzioni rapide ed efficaci non ce ne sono, anche se da bravi umani ottusi ci aspettavamo di trovarne; ma la desalinizzazione (per citare uno dei metodi pensati) non aiuta a recuperare gli anni di spreco sfrenato: è dannosa sia per le nostre tasche che per il nostro ambiente.

Guardandoci attorno, oltre a renderci conto che l’acqua disponibile sulla Terra sta finendo, abbiamo notato che attualmente sono in corso cinquanta conflitti tra Stati per cause legate all’accesso, all’utilizzo e alla proprietà di risorse idriche. E inoltre, siamo venuti a sapere dei dettagli che riguardano i singoli Paesi, aridi o imbevuti d’acqua che siano:

– in Israele, l’acqua dipende dal Ministero dell’Agricoltura, in Palestina dal Ministero della Difesa. In Medio Oriente, il clima e le riserve idriche sono tra i più disgraziati del pianeta; in questa situazione, si corre il rischio che nasca un altro conflitto armato, per l’approvvigionamento dell’acqua e l’equa spartizione. Eppure, Spagna e Giordania sono a parità di risorse idriche, ma la Spagna non entrerebbe in guerra con nessuno per garantirsi l’acqua. Questo ci fa capire che le cose “non dipendono solo dai fattori naturali come il clima o la dotazione di risorse idriche, quanto dalle scelte politiche, economiche e sociali dei gestori”. Politiche specialmente:  in queste zone, i regimi nazionalisti approfittano letteralmente della questione idrica per farsi propaganda e per fare fuori gli avversari (a una diga è stato pure dato il nome Saddam).

– in Cina, territorio che contiene più del 40% delle risorse idriche mondiali, 1/3 dei corsi d’acquaè  inquinato (troppa industrializzazione e poca attenzione) e la metà esatta dell’acqua in città non è potabile. Ulteriore danno, il boom di vendite dell’acqua imbottigliata: le multinazionali (tra cui la nostra amicona Nestlè) hanno saputo sfruttare la preoccupazione dei cinesi di bere acqua malsana dai propri rubinetti.

– in Turchia, terra dove certo l’acqua non manca (ha risorse idriche pro capite superiori a quelle italiane), sono in corso giochetti ancora più squallidi: è definita “idropolitica” la politica con la quale si impone la propria supremazia sugli altri Paesi, spadroneggiando sull’acqua. Peggio, si tende a mantenere scarseggianti le risorse idriche, e gli si da un prezzo, alto per via della “rarità” del bene. I “padroni turchi” stanno facendo costruire dighe a destra e a manca, lottano con Iraq e Siria per ottenere il controllo di Tigri ed Eufrate, e fanno in modo di “proteggere militarmente dagli attentati” le regioni a sud est.

– in Bolivia di acqua ce n’è, il problema è che la gente non riesce a farsi valere. Non molto tempo fa, per frenare le proteste dei boliviani (le tariffe dell’acqua, lasciate in gestione dal Governo a multinazionali europee ed americane, erano salite del 20%) è stato proclamato lo stato d’assedio. Lo stato d’assedio è un’assurdità dietro alla quale si nascondono i dittatori per giustificare le repressioni. Il dizionario, più oggettivo di me, spiega che è un provvedimento eccezionale – grazie a Dio – preso solo dopo gravi turbamenti dell’ordine pubblico; sospende temporaneamente le garanzie della Costituzione e delega i poteri civili ai militari. Siete in grado di capirne gli effetti.

Oltre alla Bolivia, in molti altri Paesi i conflitti nascono all’interno: i grossi coltivatori si mettono contro i piccoli proprietari terrieri, tagliando fuori le comunità del luogo (che avrebbero bisogno d’acqua per le proprie imprese), e gli abitanti delle periferie delle megalopoli, favelas, per rendere l’idea, dove la necessità d’acqua per igiene e alimentazione è disperata, più che incalzante. Ma, come si è visto, i lavori non li dirige la comunità, anche se si tratta di un bene comune, ma dipende tutto dalla volontà dei membri influenti (nella società, nella politica, nell’economia); si dà più importanza alla fascia in cui un individuo si trova, piuttosto che al semplice fatto che quello è un individuo e ha diritto di avere la sua parte di acqua. Allo stesso modo, le controversie tra Stati andrebbero risolte al tavolo, tramite patti internazionali equi, e non “alla diga” o, peggio ancora, “al fronte”.

Per concludere il discorso in bellezza, riassumo un articolo di una rivista canadese, risalente a quasi undici anni fa (11 maggio 2000) ma che si dimostra, purtroppo, estremamente attuale. La Banca mondiale aveva appena deciso di sostenere la privatizzazione delle acque e la tariffazione a costo pieno (significa applaudire alle imprese che fanno costare l’acqua il massimo costabile). A conferma, si era rifiutata di stanziare 25 milioni di dollari per i servizi idrici nella terza città della Bolivia. L’avrebbe fatto solo se il settore delle acque da pubblico fosse diventato privato. Venne considerata una sola offerta durante le trattative: passò tutto in gestione a un’impresa già famosa per un progetto in Cina che aveva fatto andare via dalla zona un milione e 300.000 persone. Prima ancora di stabilirsi definitivamente, nel gennaio del 1999, la società aveva annunciato il raddoppiamento dei prezzi dell’acqua, il suo pieno appoggio alla tariffazione a pieni costi, e in più per tutte le fonti d’acqua andava richiesto un permesso di utilizzo – persino per l’acqua piovana. Acqua quasi più costosa degli alimenti: la bolletta toglieva a molti boliviani la metà dello stipendio già scarso.

La situazione si è risolta bene, le proteste dei cittadini hanno fatto cacciare la società. Ma il problema mondiale non si è risolto, o meglio non è stato risolto da nessuno: privatizzare l’acqua, nella maggior parte dei casi, significa che “le tariffe vengono raddoppiate o triplicate, i profitti dei gestori aumentano anche del 700 per cento, la corruzione è evidente, la qualità dell’acqua diminuisce, a volte in modo drammatico, si incoraggia l’utilizzo sconsiderato dell’acqua per aumentare il profitto e si chiude il rubinetto agli utenti che non possono pagare”.

Ora, dopo questa carrellata di buonumore, mi scuso per la lunghezza dell’articolo e vi chiedo di esprimere ciò che pensate a riguardo di ciò che avete appena letto – sempre considerando il progetto sulla pace come cardine. Quanto è importante l’acqua sulla Terra, quanto è importante che resti un bene pubblico, e quanto è importante che lo resti anche in Italia.
Poi staccate gli occhi dallo schermo, spegnete il pc e andate a godervi la luce del sole di maggio, prima che vi privatizzino anche quello.

(informazioni tratte ed adattate da www.disinformazione.it. Frase nel titolo di Mark Twain)

foto e testo di ilaria

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Fiore della pace


UGUAGLIANZA:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirla

si sente la pressione del sistema (media, opinione della famiglia, territorio e tradizioni); ci vengono imposti dei pregiudizi dalla società

mente più aperta; istruzione e informazione migliori

distanza tra le persone, e conseguenti differenze nella vita quotidiana

capire come vive l’altro e apprezzarne le differenze (scambi culturali, corrispondenza, dialogo)

non volere interessarsi agli altri (a etnie, culture, modi di vivere altrui)

mettersi nei panni degli altri

RISPETTO:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirlo

sentirsi superiori

rendersi conto che siamo tutti uguali

paura di non riceverlo

ascolto

egoismo

conoscenza degli altri

ALTRUISMO:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirlo

non pensare agli altri; egocentrismo ed egoismo

accettare il pensiero altrui

rancore

pensiero globale

fermarsi alle apparenze

pari opportunità

MENTALITA’:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirla

politica

libertà di pensiero

rassegnazione

cercare di fare qualcosa

disinformazione e analfabetismo

fornire istruzione e informazione

ricchezza

maggiore equilibrio

POTERE:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirlo

politiche ingiuste

più diritti, meno resrinzioni

disorganizzazione

interesse al bene comune

mancanza di risorse/beni

meno sfruttamento, migliore gestione

MEMORIA STORICA:

ciò che frena/ostacola

ciò che potrebbe favorirla

mentalità ottusa

sensibilizzare sui temi poco noti

disinformazione

fare più attività di riflessione

indifferenza

eventi sui fatti dimenticati


ilaria – che si scusa, perchè per spostare l’articolo ha dovuto cancellare il commento della Giulia ):

Riflessione…

L’incontro di ieri sul progetto della pace mi ha portato alla riflessione di varie cose che abbiamo detto, tra cui questa.
Perchè c’è la guerra se nessuno la vuole?? La vogliono i politici?! Non è certo il popolo che la vuole. Allora se ci fosse veramente democrazia non ci sarebbe la guerra? Forse, e oltre alla democrazia, servirebbe maturità, maturità per mettersi ad un tavolo e prendere decisioni…non mi sembra tanto difficile, se ci riusciamo noi popolo mortale perchè la gente che dovrebbe governare il paese non ci riesce? Che dite? è un discorso senza senso?! Così facendo non ci sarebbe nemmeno bisogno di pensare alla frase di Giulio Cesare “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Se vuoi la pace non puoi pensare ad una guerra…mi sembra tanto un controsenso.

Giulia M.